Il Tumulo di Tamaich, il re degli Uomini Selvaggi

Braccati dai troll, gli eroi viaggiano tra le paludi torbose, incendiando le pozze di olio minerale che affiorano dal terreno. I giganti temono le fiamme e si tengono a salutare distanza. Poi, all’improvviso, l’inseguimento cessa.

Perchè?

Il drago nero Nebukadnezar sorge dagli acquitrini, mostrando le fauci. Dalle froge del muso rettiliforme escono i vapori caustici del suo respiro al vetriolo. Ma il mostro è ferito dallo scontro precedente e la lotta si conclude in fretta: frecce e acciaio mettono fine all’esistenza del drago. Nebukadnezar il Nero è morto!

Ed ecco! Il terreno delle Nocche si alza, la nebbia scivola via rivelando il tumulo abbandonato del terribile Tamaich, il re degli Uomini Selvaggi. Sepolto sotto tonnellate di pietra, legno e terra umida, la mummia del capo dei predoni mezz’orchi custodisce ancora il sacro Corno di Iriandel.

Tamaich il Re degli Uomini Selvaggi

Tamaich il Re degli Uomini Selvaggi

E l’ingresso del tumulo attende silenzioso i folli che oseranno varcarne la soglia per depredarne le ricchezze …

Il Tumulo di Tamaich, il Re degli Uomini Selvaggi

Il Tumulo di Tamaich, il Re degli Uomini Selvaggi sorge dalle brume degli acquitrini che soffocano le Nocche

La ballata del Bardo

Un’incantesimo racchiuso tra i secoli nel tempo torna dall’antichità…
Un gruppo audace e coraggioso, stravagante e misterioso, cerca nella verità;

Così comincia questa storia, piena di battaglie e di magiche virtù,
tanti gli attimi di gloria, molte le sorprese, perciò chissà cos’accadrà…

Un drago nero e paludoso, un po’ troppo orgoglioso, è in agguato nell’oscurità;
una magia devastante, luminosa e crepitante, mostra la sua immensità…

Così continua questa storia tutta trabocchetti illusioni astuzie e guai
è lontana la vittoria mentre i contendenti combattono e cercano…

[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo
[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo

Così continua questa storia sempre più avvincente e più indomita che mai
forse c’è una scorciatoia per chi è più impaziente ma non si sa poi dove va.

[Grandissimi stregoni e losche spie nere,
bande di briganti capeggiati da giganti,
grossi troll gommosi lerci sporchi e affamati,
alla caccia di una strana lancia, anche loro tutti là]

Un incantesimo racchiuso tra i secoli nel tempo torna dall’antichità.
Una miriade di pensieri che volano leggeri senza tempo e senza età.

[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo
[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo

Troll nella nebbia

Le Nocche, così sono conosciuti i territori alle falde delle Montagne del Tramonto, nei pressi del villaggio halfling di Corm Orp. È un luogo acquitrinoso, zuppo di acqua fetida e ricco di giacimenti di torba. Ma neppure i coraggiosi halfling (alcuni li definirebbero ‘sconsiderati’) osano avventurarsi troppo in profondità nelle paludi delle Nocche.

Vi sono stati invece costretti gli eroi. Guidati dal gufo Tashek, gli avventurieri percorrono i sentieri dimenticati alla ricerca del perduto tumulo funerario del capo orco Tamaich con l’intenzione di recuperare il corno dell’unicorno Iriandel e restituire ai Boschi Remoti il suo custode.

Le Nocche

In avanscoperta si muove la fanciulla elfo Galaviel, una freccia incoccata nell’arco e pronta a essere scagliata contro qualsiasi minaccia. Più dietro cammina il druido Mokkolor, rapido e leggero anche tra le pozze melmose e gli intricati rovi della palude. Sul fondo, a fatica, arrancano Bazen, il Dragone Purpureo, appesantito dall’armatura e dallo scudo, e Val Dougan il menestrello mezzo sangue che si è unito al gruppo alla Grande Quercia di Corm Orp.

“Abbiamo oltrepassato gli ogrillon di Yventhu ed evitato la banda di orchi con il gigante di collina, ma non mi sento sicura”, mormora quasi tra sé Galaviel. Gli occhi le dardeggiano a destra e sinistra nella continua ricerca di una possibile minaccia.

“Cos’è?”, mormora mentre sinistre figure si muovono tra la nebbia al limite del suo arco visivo. Alza una mano per arrestare la marcia dei suoi compagni. Appena in tempo per udire un ruggito simile a un latrato e vedere un allampanato troll muoversi tra il fango con una bizzarra andatura caracollante.

Troll! Troll nelle paludi e sono dappertutto!” sente gridare Dougan nelle retrovie.
I troll sono sbucati dalle buche e dai nascondigli sotto gli acquitrini e ora attaccano a ondate gli avventurieri. Le lame vengono snudate.

Bazen afferra il filtro di fuoco incantato e ne versa il contenuto su Falcia Goblin. La spada avvampa di fiamme e i troll arretrano terrorizzati.
Galaviel scaglia la freccia pronta nell’arco e sfodera Lingua di Drakur: la lama netherese prende fuoco e brucia le carni gommose di giganti affamati.

Mentre il canto stentoreo di Val Dougan e il grido di adunata di Bazen rincuorano i compagni, Mokkolor agita davanti a sé la bacchetta di cristallo rosso e scatena un inferno di fuoco, facendo esplodere una palla di fiamme roventi in mezzo alla masnada di troll in avvicinamento.

La prima ondata di mostri è stata sconfitta, ma già altri si avvicinano, annusando l’aria ammorbata dal fetore della carne carbonizzata e avvertendo la presenza di prede nel loro territorio di caccia.

Gli eroi fuggono tra Le Nocche seguiti da una torma di troll nella nebbia.

La leggenda di Iriandel

Ma come è accaduto che la compagnia viaggiasse verso le terre selvagge delle Nocche, addentrandosi nelle perigliose paludi di torba?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro ed ascoltare, insieme agli avventurieri, il racconto della menestrella mezz’elfa Ruallin, incontrata alla locanda de L’Halfling Affamato nel villaggio di Corm Orp

Ruallin Mezz'Elfa, la menestrella girovaga

Ruallin Mezz'Elfa, la menestrella girovaga

Il racconto di Ruallin….

Tre secoli fa, quando queste terre erano coperte da foreste molto più estese di quelle attuali ed erano popolate dagli Elfi Selvaggi, le vicine pianure furono occupate da un gruppo di barbari uthgardt del clan della Tigre Rossa. Sebbene umani ed elfi non fossero alleati, i due popoli coabitavano pacificamente. Il capo degli uthgardt, Turiew, era un uomo forte e giusto. Gli elfi non avevano un re, ma riverivano il guardiano della loro foresta: Iriandel l’Unicorno.

Un fresco giorno di estate, mentre era a caccia da solo nei boschi, Turiew si imbattè in una splendida fanciulla elfo di nome Deleflin. La donna cavalcava il nobile Iriandel, che subito scomparve alla vista del re barbaro. Tuttavia quel breve incontro fu sufficiente all’uomo e alla fanciulla elfo per innamorarsi l’uno dell’altra.

Nei mesi successivi i due amanti si videro solo da lontano, perché le loro razze non potevano mescolarsi. Gli Elfi Selvaggi non si fidavano dei fieri uthgardt e il ruolo di Turiew imponeva che si sposasse con una donna della tribù. Iriandel, dal canto suo, era preoccupato dei sentimenti che provava la principessa elfa e, in qualche modo, ne era geloso. Con il tempo, però, finì per approvare e guardare addirittura con simpatia all’amore che legava quei due amanti così differenti.

L’arrivo dell’autunno coincise con la calata dalle montagna di un’orda di uomini selvaggi nelle cui vene scorreva copioso il sangue dei feroci orchi. Gli uomini selvaggi cavalcavano cavalli e lupi feroci. Il loro comandante, Tamaich, era un crudele guerriero e un temibile stregone. Voleva impossessarsi del territorio degli uthgardt, scacciarli e trascorrere l’inverno a spese delle loro risorse. Anche se erano inferiori di numero, Turiew e i suoi uomini si prepararono alla battaglia.

Tamaich sfidò a duello Turiew per decidere quale dei due popoli dovesse abbandonare le pianure. Turiew accettò la sfida, nonostante si sussurrasse che nessuna arma umana potesse ferire il tremendo capo tribù e che alcuna cavalcatura riuscisse ad avvicinarsi a Tamaich, tanto era il terrore che il feroce guerriero mezz’orco incuteva.

Nel frattempo gli Elfi Selvaggi avevano deciso di non intervenire: gli uomini selvaggi non avrebbero potuto conquistare la foresta e con l’arrivo della primavera se ne sarebbero tornati sulle montagne.

Deleflin e Iriandel, tuttavia, decisero di aiutare Turiew. La principessa degli elfi, che era una sacerdotessa della misteriosa e capricciosa entità conosciuta dai Tel’Quessir come ‘Angharradh’, invocò gli déi perchè donassero al re uthgardt un’arma incantata e una cavalcatura impavida.

A Deleflin fu concesso il potere di trasformare il suo compagno unicorno: l’elfa prese il corno dell’animale e lo tramutò in una lancia d’argento. Nello stesso tempo, l’unicorno divenne un possente stallone da guerra dal manto grigio chiaro. Tuttavia Angharradh stabilì una pericolosa condizione: se la lancia e il cavallo fossero rimasti separati per più di tre giorni, sarebbero rimasti tali per tre secoli!

A Turiew fu consegnata l’arma incantata e lo stallone con la raccomandazione di fare ritorno entro il tramonto del terzo giorno. Il nobile uthgardt diede un ultimo bacio all’amata Deleflin e si mise in cammino per affrontare la sua nemesi.

Il duello avvenne all’alba. La cavalcatura di Turiew non fu atterrita dalla presenza terrificante del re mezz’orco e caricò Tamaich. Dopo una breve lotta a cavallo, i due si disarciornarono a vicenda. Il combattimento proseguì a lungo, finché Turiew trafisse il petto di Tamaich con un affondo della sua lancia d’argento. Il mezz’orco morì, non prima di colpire mortalmente Turiew con la sua lama avvelenata. E così entrambi i duellanti giacquero morti sul terreno.

Immediatamente, gli uomini selvaggi attaccarono gli uthgardt e si scatenò una terribile battaglia!

I coraggiosi uthgardt, inferiori di numero, combaterrono impavidi ma furono alla fine sopraffatti dagli uomini selvaggi di Tamaich. La lancia d’argento di Turiew rimase sul campo di battaglia e fu presa dai vicnitori. Il cavallo dal manto grigio fuggì nei boschi meridionali.

Gli uomini selvaggi bruciarono i cadaveri dei nemici in una pira e seppellirono i propri. Per tutto il lungo inverno ammassarono terra e rocce al centro del loro accampamento, costruendo un immenso tumulo funerario, dove deposero le spoglie mortali, i tesori e le mogli del loro ferocissimo re.

La costruzione terminò nella primavera successiva, quando i predoni abbandonarono le pianure.

Deleflin era disperata. il suo amato Turiew morto e lo spirito di Iriandel strappato dal suo corpo. Il limite dei tre giorni imposto dalla capricciosa Angharradh era trascorso. Le preghiere di Deleflin rimasero inascoltate e il dono divino si trasformò in una maledizione. Nulla avrebbe più pouto restituire la forma di Iriandel per trecento lunghissimi anni. Alla fine, consumata dal dolore,Deleflin abbandonò queste terre mortali per raggiungere la favolosa Evermeet, dove gli elfi vivono per sempre …

Frully, la piccola cockatrice

Frully la cockatrice allevata dal druido Mokkolor

Frully, il pulcino di cockatrice allevato amorevolmente dal druido Mokkolor, è morto, travolto dal fiato acido del drago nero Nebukadnezar

SCAPPA Drago, SCAPPA!

Nebukadnezar il drago nero, autoproclamatosi signore delle Paludi Torbose delle Nocche, ha seguito il viaggio degli intrusi in quello che considera il SUO territorio. STOLTI! Pagheranno con la vita la loro stupidità.

Il rettile è rimasto colpito nel vedere come questi intrusi siano riusciti a passare indenni attraverso le terre degli ogrillon, ma del resto il loro capo, lo stolto Yventhu e il suo stoltissimo figlio Fadhyuk sono solo degli stupidi mezz’ogre. Tutti sono stupidi … tranne Nebukadnezar il Nero!

Nebukadnezar il drago nero

Nebukadnezar, il drago nero delle paludi torbose, ai piedi delle Montagne del Tramonto, si crede il signore degli acquitrini. Imparerà a sue spese quanto possono essere letali i piccoli umani!

E così il tronfio drago nero affrontò la compagnia di intrusi, sbucando fuori da una buca piena di melma. Che affronto! Uno di quegli stupidi umani aveva osato addirittura minacciarlo. Gli avrebbe strappato vie le scaglie, aveva detto. Quello stupido sarebbe morto per ultimo. Poi, con calma, avrebbe pasteggiato con le carni di quegli sciocchi, rese morbide e frollate dal suo fiato acido. Aaaah! Che goduria!

Poi, però, Nebukadnezar è stato travolto da un fulmine di inaudita potenza che lo ha preso in pieno, lasciandolo intontito. Per gli dei draconici, che male! Prima ancora di rendersi conto di cosa era successo, il drago nero aveva sentito penetrare nei muscoli due frecce appuntite e solo per pura fortuna era riuscito a evitare di rimanere impalato dalla lancia d’ambra scura (anch’essa crepitante di energia) che gli aveva scagliato addosso il cavaliere mezz’elfo della compagnia.

Stupidi forse, ma dannatamente letali!

Nebukadnezar il drago nero spalanca le ali coriacee e spicca un balzo verso il cielo notturno. Gli intrusi lo hanno preso alla sprovvista, ma non succederà una seconda volta. E mentre il mostro draconico fende la nebbia degli acquitrini e sale per portarsi in salvo sente le risate di scherno degli intrusi: “SCAPPA drago! SCAPPA!”

Reliquie dal Passato

periplo netherese

Una reliquia dall'oscuro passato di Netheril: un bizzarro cubo di ottone e bronzo