Il Tumulo di Tamaich, il re degli Uomini Selvaggi

Braccati dai troll, gli eroi viaggiano tra le paludi torbose, incendiando le pozze di olio minerale che affiorano dal terreno. I giganti temono le fiamme e si tengono a salutare distanza. Poi, all’improvviso, l’inseguimento cessa.

Perchè?

Il drago nero Nebukadnezar sorge dagli acquitrini, mostrando le fauci. Dalle froge del muso rettiliforme escono i vapori caustici del suo respiro al vetriolo. Ma il mostro è ferito dallo scontro precedente e la lotta si conclude in fretta: frecce e acciaio mettono fine all’esistenza del drago. Nebukadnezar il Nero è morto!

Ed ecco! Il terreno delle Nocche si alza, la nebbia scivola via rivelando il tumulo abbandonato del terribile Tamaich, il re degli Uomini Selvaggi. Sepolto sotto tonnellate di pietra, legno e terra umida, la mummia del capo dei predoni mezz’orchi custodisce ancora il sacro Corno di Iriandel.

Tamaich il Re degli Uomini Selvaggi

Tamaich il Re degli Uomini Selvaggi

E l’ingresso del tumulo attende silenzioso i folli che oseranno varcarne la soglia per depredarne le ricchezze …

Il Tumulo di Tamaich, il Re degli Uomini Selvaggi

Il Tumulo di Tamaich, il Re degli Uomini Selvaggi sorge dalle brume degli acquitrini che soffocano le Nocche

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Frully, la piccola cockatrice

Frully la cockatrice allevata dal druido Mokkolor

Frully, il pulcino di cockatrice allevato amorevolmente dal druido Mokkolor, è morto, travolto dal fiato acido del drago nero Nebukadnezar

SCAPPA Drago, SCAPPA!

Nebukadnezar il drago nero, autoproclamatosi signore delle Paludi Torbose delle Nocche, ha seguito il viaggio degli intrusi in quello che considera il SUO territorio. STOLTI! Pagheranno con la vita la loro stupidità.

Il rettile è rimasto colpito nel vedere come questi intrusi siano riusciti a passare indenni attraverso le terre degli ogrillon, ma del resto il loro capo, lo stolto Yventhu e il suo stoltissimo figlio Fadhyuk sono solo degli stupidi mezz’ogre. Tutti sono stupidi … tranne Nebukadnezar il Nero!

Nebukadnezar il drago nero

Nebukadnezar, il drago nero delle paludi torbose, ai piedi delle Montagne del Tramonto, si crede il signore degli acquitrini. Imparerà a sue spese quanto possono essere letali i piccoli umani!

E così il tronfio drago nero affrontò la compagnia di intrusi, sbucando fuori da una buca piena di melma. Che affronto! Uno di quegli stupidi umani aveva osato addirittura minacciarlo. Gli avrebbe strappato vie le scaglie, aveva detto. Quello stupido sarebbe morto per ultimo. Poi, con calma, avrebbe pasteggiato con le carni di quegli sciocchi, rese morbide e frollate dal suo fiato acido. Aaaah! Che goduria!

Poi, però, Nebukadnezar è stato travolto da un fulmine di inaudita potenza che lo ha preso in pieno, lasciandolo intontito. Per gli dei draconici, che male! Prima ancora di rendersi conto di cosa era successo, il drago nero aveva sentito penetrare nei muscoli due frecce appuntite e solo per pura fortuna era riuscito a evitare di rimanere impalato dalla lancia d’ambra scura (anch’essa crepitante di energia) che gli aveva scagliato addosso il cavaliere mezz’elfo della compagnia.

Stupidi forse, ma dannatamente letali!

Nebukadnezar il drago nero spalanca le ali coriacee e spicca un balzo verso il cielo notturno. Gli intrusi lo hanno preso alla sprovvista, ma non succederà una seconda volta. E mentre il mostro draconico fende la nebbia degli acquitrini e sale per portarsi in salvo sente le risate di scherno degli intrusi: “SCAPPA drago! SCAPPA!”