La ballata del Bardo

Un’incantesimo racchiuso tra i secoli nel tempo torna dall’antichità…
Un gruppo audace e coraggioso, stravagante e misterioso, cerca nella verità;

Così comincia questa storia, piena di battaglie e di magiche virtù,
tanti gli attimi di gloria, molte le sorprese, perciò chissà cos’accadrà…

Un drago nero e paludoso, un po’ troppo orgoglioso, è in agguato nell’oscurità;
una magia devastante, luminosa e crepitante, mostra la sua immensità…

Così continua questa storia tutta trabocchetti illusioni astuzie e guai
è lontana la vittoria mentre i contendenti combattono e cercano…

[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo
[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo

Così continua questa storia sempre più avvincente e più indomita che mai
forse c’è una scorciatoia per chi è più impaziente ma non si sa poi dove va.

[Grandissimi stregoni e losche spie nere,
bande di briganti capeggiati da giganti,
grossi troll gommosi lerci sporchi e affamati,
alla caccia di una strana lancia, anche loro tutti là]

Un incantesimo racchiuso tra i secoli nel tempo torna dall’antichità.
Una miriade di pensieri che volano leggeri senza tempo e senza età.

[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo
[ohohoh… ohohoh… ohohoh… ohohoh…]
tra i secoli nel tempo

La leggenda di Iriandel

Ma come è accaduto che la compagnia viaggiasse verso le terre selvagge delle Nocche, addentrandosi nelle perigliose paludi di torba?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro ed ascoltare, insieme agli avventurieri, il racconto della menestrella mezz’elfa Ruallin, incontrata alla locanda de L’Halfling Affamato nel villaggio di Corm Orp

Ruallin Mezz'Elfa, la menestrella girovaga

Ruallin Mezz'Elfa, la menestrella girovaga

Il racconto di Ruallin….

Tre secoli fa, quando queste terre erano coperte da foreste molto più estese di quelle attuali ed erano popolate dagli Elfi Selvaggi, le vicine pianure furono occupate da un gruppo di barbari uthgardt del clan della Tigre Rossa. Sebbene umani ed elfi non fossero alleati, i due popoli coabitavano pacificamente. Il capo degli uthgardt, Turiew, era un uomo forte e giusto. Gli elfi non avevano un re, ma riverivano il guardiano della loro foresta: Iriandel l’Unicorno.

Un fresco giorno di estate, mentre era a caccia da solo nei boschi, Turiew si imbattè in una splendida fanciulla elfo di nome Deleflin. La donna cavalcava il nobile Iriandel, che subito scomparve alla vista del re barbaro. Tuttavia quel breve incontro fu sufficiente all’uomo e alla fanciulla elfo per innamorarsi l’uno dell’altra.

Nei mesi successivi i due amanti si videro solo da lontano, perché le loro razze non potevano mescolarsi. Gli Elfi Selvaggi non si fidavano dei fieri uthgardt e il ruolo di Turiew imponeva che si sposasse con una donna della tribù. Iriandel, dal canto suo, era preoccupato dei sentimenti che provava la principessa elfa e, in qualche modo, ne era geloso. Con il tempo, però, finì per approvare e guardare addirittura con simpatia all’amore che legava quei due amanti così differenti.

L’arrivo dell’autunno coincise con la calata dalle montagna di un’orda di uomini selvaggi nelle cui vene scorreva copioso il sangue dei feroci orchi. Gli uomini selvaggi cavalcavano cavalli e lupi feroci. Il loro comandante, Tamaich, era un crudele guerriero e un temibile stregone. Voleva impossessarsi del territorio degli uthgardt, scacciarli e trascorrere l’inverno a spese delle loro risorse. Anche se erano inferiori di numero, Turiew e i suoi uomini si prepararono alla battaglia.

Tamaich sfidò a duello Turiew per decidere quale dei due popoli dovesse abbandonare le pianure. Turiew accettò la sfida, nonostante si sussurrasse che nessuna arma umana potesse ferire il tremendo capo tribù e che alcuna cavalcatura riuscisse ad avvicinarsi a Tamaich, tanto era il terrore che il feroce guerriero mezz’orco incuteva.

Nel frattempo gli Elfi Selvaggi avevano deciso di non intervenire: gli uomini selvaggi non avrebbero potuto conquistare la foresta e con l’arrivo della primavera se ne sarebbero tornati sulle montagne.

Deleflin e Iriandel, tuttavia, decisero di aiutare Turiew. La principessa degli elfi, che era una sacerdotessa della misteriosa e capricciosa entità conosciuta dai Tel’Quessir come ‘Angharradh’, invocò gli déi perchè donassero al re uthgardt un’arma incantata e una cavalcatura impavida.

A Deleflin fu concesso il potere di trasformare il suo compagno unicorno: l’elfa prese il corno dell’animale e lo tramutò in una lancia d’argento. Nello stesso tempo, l’unicorno divenne un possente stallone da guerra dal manto grigio chiaro. Tuttavia Angharradh stabilì una pericolosa condizione: se la lancia e il cavallo fossero rimasti separati per più di tre giorni, sarebbero rimasti tali per tre secoli!

A Turiew fu consegnata l’arma incantata e lo stallone con la raccomandazione di fare ritorno entro il tramonto del terzo giorno. Il nobile uthgardt diede un ultimo bacio all’amata Deleflin e si mise in cammino per affrontare la sua nemesi.

Il duello avvenne all’alba. La cavalcatura di Turiew non fu atterrita dalla presenza terrificante del re mezz’orco e caricò Tamaich. Dopo una breve lotta a cavallo, i due si disarciornarono a vicenda. Il combattimento proseguì a lungo, finché Turiew trafisse il petto di Tamaich con un affondo della sua lancia d’argento. Il mezz’orco morì, non prima di colpire mortalmente Turiew con la sua lama avvelenata. E così entrambi i duellanti giacquero morti sul terreno.

Immediatamente, gli uomini selvaggi attaccarono gli uthgardt e si scatenò una terribile battaglia!

I coraggiosi uthgardt, inferiori di numero, combaterrono impavidi ma furono alla fine sopraffatti dagli uomini selvaggi di Tamaich. La lancia d’argento di Turiew rimase sul campo di battaglia e fu presa dai vicnitori. Il cavallo dal manto grigio fuggì nei boschi meridionali.

Gli uomini selvaggi bruciarono i cadaveri dei nemici in una pira e seppellirono i propri. Per tutto il lungo inverno ammassarono terra e rocce al centro del loro accampamento, costruendo un immenso tumulo funerario, dove deposero le spoglie mortali, i tesori e le mogli del loro ferocissimo re.

La costruzione terminò nella primavera successiva, quando i predoni abbandonarono le pianure.

Deleflin era disperata. il suo amato Turiew morto e lo spirito di Iriandel strappato dal suo corpo. Il limite dei tre giorni imposto dalla capricciosa Angharradh era trascorso. Le preghiere di Deleflin rimasero inascoltate e il dono divino si trasformò in una maledizione. Nulla avrebbe più pouto restituire la forma di Iriandel per trecento lunghissimi anni. Alla fine, consumata dal dolore,Deleflin abbandonò queste terre mortali per raggiungere la favolosa Evermeet, dove gli elfi vivono per sempre …

Uccidete Arind o perite agli Inferi. Il Racconto dell’arcanista Ard Drazű

Il cumulo di argilla corrotta dagli abissi, che era il Golem della Sventura, inizia a rilasciare dei sottili filamenti di fumo evanescente e debolmente luminoso. Una dopo l’altra, le anime torturate trattenute nell’empio corpo del costrutto si liberano dalla loro prigione ultraterrena, andando a formare una silenziosa folla spettrale di decine di uomini e donne (umani, elfi e alcuni gnomi) che circonda la compagnia. I fantasmi brillano di luce propria e la temperatura dell’aria si fa di colpo rigida, tanto che i personaggi possono vedere il proprio fiato condensarsi a ogni respiro. I volti degli spiriti non mostrano alcuna espressione di riconoscenza e i loro occhi bianchi fissano le forme viventi dei loro liberatori. Le anime indossano abiti di fattura esotica e molto antica. Alcuni possiedono bizzarri copricapo e mantelli dall’alto collo, come andava di moda al tempo del perduto Impero di Netheril.

ALLONTANATEVI! LASCIATECI PASSARE!“, grida Naltor De’Sogni e passa dalle parole ai fatti, cercando di uscire dal tetro cerchio della folla di spiriti netheresi. Ma il gelo della morte penetra nelle carni del mago sembiano, gettandolo indietro, tra le braccia dei suoi compagni ancora intrappolati tra gli spettri. Il corpo del Divinatore coperto di brina, il sangue congelato e le membra paralizzate … Non si scherza con i Morti di Netheril!

All’improvviso la folla sinistra degli spiriti non morti sembra percorsa da un fremito collettivo, mentre si apre in due ali che consentono a un fantasma dall’aspetto terribile e severo di fluttuare senza sforzo verso di voi. La creatura spettrale è un uomo anziano dai capelli e dalla barba così lunghe che sembrano sfiorare il terreno. Gli occhi del fantasma non sono bianchi e ciechi come quelli degli altri spettri, ma paiono pozze di oscurità senza fondo. Il fantasma emana una luminescenza corrusca e indossa una lunga palandrana consunta dal tempo e mangiata dai vermi. Mani avvizzite stringono un bastone tozzo con sopra una specie di sfera di cristallo. Con deliberata lentezza, la figura solleva le labbra screpolate, mettendo in mostra denti consunti in una sorta di ghigno: “Quali padroni servite?”.

La voce dello spettro somiglia al grattare della pietra sulla pietra e fa correre sulla pelle di ciascuno degli avventurieri un brivido.

Ard Drazu il netherese

“C’era un tempo durante il quale, su quest’isola sperduta, i maghi di Netheril apprendevano i segreti dell’Arte di Mystryl. Erano giorni memorabili e pieni di meraviglie. In questo luogo sorse una splendida scuola di magia, dove si raggiunse l’apice della maestria nella manipolazione della Trama. Ma come ogni opera d’arte, anche la nostra scuola venne inghiottita dalla sventura che colpì  il maestoso Impero di Netheril. Alcuni di noi erano inquieti. Desideravano con ardore sondare i misteri più oscuri dell’Arte, senza accorgersi che l’ombra della follia era ormai calata su di loro. Il nome della nemesi della scuola è impressa a fuoco nella mia mente stanca: Arind l’arcimago, Arind il manipolatore di destini, Arind il pazzo!

Le ricerche di Arind, che un tempo chiamavo amico, arrivarono dove nessuno , neppure un arcimago, dovrebbe osare avventurarsi. I segreti proibiti del Reame Remoto lo sedussero con promesse di potere sconfinato e, nello stesso tempo, ne corruppero l’anima. Aiutato dai suoi fedeli discepoli, Arind ebbe l’ardire di aprire un Esaportale, un varco verso un reame di pura follia. Durante una notte di tragedia, entità aliene e prive di qualsiasi caratteristica umana eruppero nella scuola, trascinando verso il loro regno di abiezione gli sfortunati studenti e i maestri della scuola. Io e pochi altri, avvertiti dalle grida dei nostri confratelli, avemmo la possibilità di fuggire. Ci rifugiammo qui, tra le nere braccia del Siniscalco dei Morti. Ma neppure il potente Jergal riuscì a proteggerci. I mostruosi esseri convocati da Arind ci raggiunsero e a nulla valsero i nostri sforzi per difenderci.”

Mentre narra l’oscura tragedia, l’aspetto di Ard-Drazű muta. Lo spirito non morto sembra essersi fatto più grande e la fosforescenza verdastra che lo circonda è più vivida, quasi fosse avvolto dalle fiamme infernali del girone più fetido degli Inferi. La voce sepolcrale dell’arcanista è ora una cacofonia di urla e ululati di dolore. Le mani adunche, simili ad artigli, sono rivolte al cielo in un gesto di rabbia cieca.

 

“L’empio Arind vive ancora di un’esistenza blasfema. Il suo peccato deve essere soffocato con il sangue e la morte! Uccidete Arind e la sua folle progenie. Sigillate l’Esaportale e impedite alle entità del Reame Remoto di insozzare l’esistenza materiale!”

La cacofonia ora ha raggiunto livelli parossistici e la folla non morta degli spiriti attorno a Ard-Drazű ha preso a gemere una canzone di morte. A malapena in grado di rimanere in piedi, sentite il sangue scorrere lungo le guance, mentre piangete lacrime rosse.

Digrignando i denti consunti in un’espressione odiosa, Ard-Drazű fissa su di voi il suo sguardo non morto.

“Voi non ve ne andrete da qui fino a che l’odiato Arind non avrà espiato la sua colpa. Uccidete Arind o perite voi stessi tra le pene dell’inferno!”

Il Racconto di Xuub Xan, lo sciamano tasloi

Molte sono le cose che racconta Xuub Xan a Naltor e Mokkolor. La comunicazione è difficile, ma gli incanti del mago sembiano rendono possibile il dialogo tra gli umani e il selvaggio e piccolo umanoide.

Le Sirenidi, fate cattive!
Le sirenidi sono creature fatate dai poteri magici, capaci di assumere svariate forme animali. Il loro canto è ammaliante e rende schiavi coloro che non possiedono grande forza di volontà. A capo della famiglia di sirenidi dell’isola vi è “La Regina”, una creatura crudele e sanguinaria che vive in una grotta dove un tempo dimoravano “gli uomini neri”.

Gli Uomini Neri
Gli “uomini neri” non si fanno vedere da tantissimo tempo. In realtà, Xuub Xan non ne ha mai veduto uno. La loro esistenza è nota grazie ai racconti degli antenati, un tempo schiavi degli “uomini neri”.

Mago netherese

Un tempo i maghi netheresi che abitavano sull'isola indossavano palandrane dai luttuosi colori. I tasloi sono gli antenati degli schiavi che i netheresi impiegavano per i lavori di fatica

Dove dimorano gli Uomini Neri
Esiste un vecchio tempio in fondo a un canalone, a circa mezza giornata di cammino dal villaggio tasloi, dove gli “uomini neri” adoravano una divinità oscura. I tasloi portano dei doni all’idolo di pietra davanti al tempio, ma non osano avvicinarsi alle rovine per timore dei guardiani che fanno a pezzi chiunque sia tanto sciocco da cercare di entrarvi. Secondo lo sciamano nel tempio si nascondono grandi ricchezze e armi capaci di sconfiggere le sirenidi, ma le rovine sono infestate: non solo i feroci guardiani “dagli occhi di ambra”, ma anche spiriti senza pace si trovano tra i ruderi.

Il destino dell’Anemone
Il relitto della nave sulla spiaggia è vecchio di qualche luna. Le sirenidi hanno portato il carico della stiva nella loro dimora, trascinando come schiavi anche il comandante del vascello e tre grosse lucertole umanoidi.